Nelle giornate del 15-16-17 maggio si è svolto a Pordenone il 64° Congresso Nazionale Fidas, che ha visto riunirsi nella città friulana oltre 150 delegati e volontari delle varie sezioni regionali.
All’ inaugurazione, svoltasi presso l’ Auditorium Regionale nella mattina di venerdì 15 maggio, hanno partecipato vari rappresentanti politici locali e regionali, i quali con i loro interventi hanno voluto dare un segno, non solo formale, di vicinanza concreta al mondo dei donatori di sangue ( e al volontariato in generale), il quale deve essere sostenuto ed accompagnato lungo tutte le sue azioni di diffusione della cultura del dono.
A seguire , si è entrati nella parte piu’ viva del congresso, a cominciare dalla premiazione dei vincitori della 7° edizione del concorso “A scuola di dono” che ha visto coinvolti vari istituti scolastici d’ Italia : tra racconti, disegni, elaborati vari, un posto particolare lo ha rivestito la composizione di un brano musicale ideato dalle classi 2 e 3 dell’ ICS1 di Arzignano e classe 3° dell’ ICS “Ramiro Fabiani” di Barbarano Mossano (entrambe venete), il quale è stato adottato come inno ufficiale di FIDAS Nazionale.
La prima giornata è poi proseguita con interventi di esperti del sistema sangue ( dal dottor Vincenzo De Angelis – già direttore del Centro Nazionale sangue – all’ assessore regionale alla salute Riccardi, dal presidente nazionale Fidas Giovanni Musso al dottore Mattia Lachin, coordinatore regionale per le attività trasfusionali) i quali hanno sottolineato le difficoltà odierne, dovute dal generale calo del volontariato alla crisi della natalità – con conseguente invecchiamento della popolazione -, le quali impattano in modo significativo sulla raccolta sangue in Italia (con lodevoli eccezioni come il Friuli Venezia Giulia, pienamente autonomo e pima in Italia per donatori di plasma pro-capite).
E proprio un discorso particolare lo si è fatto poi sulla donazione di plasma, la quale dipende attualmente ancora per il 30 % dall’ estero ; questo dato , fisiologico ma per ora ancora nei limiti, deve comunque far crescere la consapevolezza di rafforzarne la raccolta, in funzione anche per le possibilità che la ricerca, la scienza e l’ industria farmaceutica mettono oggi a disposizione delle cure e preservando allo stesso tempo il sistema pubblico che in temi come sanità, istruzione e sicurezza non può essere delegato ai privati. E qui il ruolo sociale delle associazioni dei donatori , in un’ epoca segnata dall’individualismo , assume una valenza particolare : la solidarietà che si crea con legami invisibili ma forti tra i tanti volontari, va alimentata con una continua formazione, con un’ identità federativa che deve essere perseguita con azioni che mirino ad ampliare l’ adesione delle varie associazioni locali : solo in questo modo, con grandi numeri, si può ambire a raggiungere nuovi traguardi.
Il congresso è stato anche l’ occasione per parlare del nuovo coordinamento nazionale giovani, guidato ora da Komal Seni che ha ricevuto il testimone dall’uscente Lorenzo Spaggiari.
I lavori congressuali – che, bisogna riconoscere, sono stati organizzati e gestiti in maniera perfetta dai colleghi friulani – , sono stati anche l’ occasione per ricordare due momenti particolari che vanno oltre il congresso: i 50 anni dal terribile terremoto che colpì il Friuli Venezia Giulia nel 1976 e la nomina di Pordenone a capitale della Cultura italiana per il 2027.







